lunedì 8 settembre 2014

Giapponese ( Lezione 6): Punti base del Giapponese

Vediamo alcune regolette basilari che ci permetteranno di capire meglio i primi esempi e regole grammaticali.

Verbi
  • Nella struttura della frase, il verbo è collocato alla fine.
  • I verbi non hanno declinazioni singolari o plurali.
  • I verbi possono però essere declinati in modo formale (forma piana) o informale (forma cortese),ed è importante prestare a questo aspetto quando vi relazionate ad un giapponese.
  • Nelle discussioni informali il verbo essere può essere omesso.
  • Fino a che non vedremo bene i tempi dei verbi, al fine di potervi dare degli esempi comprensibili, utilizzeremo la forma che si trova nel dizionario (detta jisho kei) che corrisponde al nostro presente indicativo.
  • Oltre alla forma cortese e piana esiste pure la forma onorifica fatta di appellativi, suffissi, da usare a seconda del contesto.

Altre parti della frase
  • Le varie parti della frase (complementi, soggetto, verbo) sono distinguibili da particelle. (A titolo di esempio preliminare, il soggetto è seguito dalla particella が).
  • I sostantivi non hanno declinazione maschile/femminile nè singolare/plurale (si può capire dal contesto o si può indicare con un numero).
  • Il soggetto può essere omesso, dando per scontato che si conosca l'argomento della discussione, il Giapponese capisce chi è il soggetto.
  • Gli attributi gli avverbi precedono sempre il nome a cui sono riferiti.
  • Le parole in giapponese sono polisillabiche, cioè costituite da una o più sillabe.

Punteggiatura

I segni di punteggiatura originali sono pochi, ma ad oggi il Giappone ha importato i segni utilizzati in occidente, quindi virgolette, apici, trattini, punti esclamativo ed interrogativo, sebbene esistano apposite costruzioni grammaticali ad hoc.

Abbiamo il punto, che ha la stessa funzione del nostro, cioè interrompe e chiude un periodo. E' tracciato con un pallino basso "。". Per averlo sullo schermo si deve digitare il tasto del punto dopo aver attivato l'IME.

Poi abbiamo la virgola "、" simile alla nostra ma con una diversa angolatura. Per averla sullo schermo si deve digitare il tasto della virgola.

Infine ci sono anche le parentesi "「」" , utilizzate per citare o per indicare qualche nome straniero. Le parentesi si ottengono pigiando i tasti delle nostre parentesi quadre.

Le particelle

Cerchiamo di fare un po’ di ordine prima di addentrarci nel complesso e nuovo mondo delle particelle giapponesi. In giapponese sono dette じょし (Kanji 助詞 ). Sono divise in 4 gruppi.
  • Particelle di caso (かくじょし- Kanji: 格助詞) : sono le particelle che identificano i vari complementi ed il soggetto.
  • Particelle congiuntive (せつぞくじょし - Kanji: 接続助詞) son quelle che mettono in relazione due proposizioni. Possiamo considerarle come le nostre congiunzioni.
  • Particelle avverbiali (ふくじょし - Kanji: 副助詞) danno enfasi al significato-
  • Particelle finali (しゅうじょし – Kanji: 終助詞) son quelle che vengono poste alla fine della frase e ne determinano il tono , posso non dare una accezione dubitativa, interrogativa etc.


Genere 

Come abbiamo detto, i sostantivi di solito non hanno genere, ma se è importante, di sicuro un giapponese lo farà capire dal contesto. Alcune  parole hanno tuttavia implicito il sesso, basti pensare ai nomi che indicano parentela come padre, madre, etc.
Nel caso occorra specificare il sesso di parole neutre, basta accompagnare il sostantivo con gli aggettivi:
  •     (おとこ)=maschile
  •    (おんな)=femminile
Per gli animali invece è preferibile usare i seguenti:
  • 雄 おす   =maschio
  • 雌 めす  = femmina
Se consideriamo il gatto:     (ねこ)  avremmo:
  • 雄猫 (おすねこ)  gatto maschio
  • 雌猫 (めすねこ)  gatto femmina
In altri casi si possono usare  prefissi seguenti:
  • =maschio
  • = femmina
Ad esempio li possiamo applicare alla parola  牛 (うし) che indica un bovino in senso generico:
  • お牛=bue
  • め牛=mucca
Numero
Per quanto riguarda il singolare e plurale, abbiamo detto che anche in questo caso i sostantivi non danno indicazione. Se è necessario, si può specificare inserendo un numero ( vedremo più avanti come).
In alcuni casi il plurale può essere reso con il raddoppiamento della parola stessa, che è indicato dalla particella 々:
  • 人 (ひと) = persona
  • 人々 (ひとびと) = persone
Nel raddoppio, la pronuncia ひと è diventata びと per ragioni eufoniche.
Solo nel caso di persone o pronomi, il plurale si può formare con la particella たち, ad esempio:
  •            (わたし) = io
  • 私たち (わたしたち)  = noi 

Tipi di nomi

Nomi comuni: è la categoria più numerosa dei sostantivi.

Nomi derivati da verbi. Sono tutti quei nomi che derivano dalla radice dei verbi ai quali si aggiunge il kanji  物 ( letturaもの). Un esempio su tutti  il きもの, celebre abito giapponese la cui parola deriva dal verbo indossare +物.

Nomi derivati dagli aggettivi. Sono tutti quei nomi che derivano dalla radice degli aggettivi ai quali si aggiunge さ. Ad esempio prendiamo l’aggettivo あつい che significa caldo, teniamo la radiceあつ, aggiungiamo さ ed otteniamo あつさ, che significa il caldo. In alcuni casi si può aggiungere み al posto diさ, ad esempio dall’aggettivo たしい ( che significa piacevole) otteniamo あのしみ che significa sofferenza mentre dall’aggettivo  くしい che significa sofferente, otteniamo くしみ che significa sofferenza.


Nomi propri: Di regola il cognome precede il nome.
Nomi dei templi buddisti: terminano quasi tutti col kanji 寺 (lettura じ).
Nomi dei templi shintoisti: terminano in 神宮 ( lettura じんぐう)  神社 (Lettura じんじゃ).
Nomi di montagna: sono seguiti dal kanji 山, lettura やま oppure さん. Ad esempio il famoso monte Fuji si può leggere in entrambi i modi: 富士山 lettura ふじさん oppure ふじやま.
Nomi delle città: possono essere seguiti dal suffisso 市 ( lettura し), soprattutto negli indirizzi postali: 横浜市 よこはまし.
Nomi delle isole: possono essere seguiti dal suffisso  島 ( lettura しま) che significa isola.
Nomi di fiumi: possono essere seguiti dal kanji川 ( lettura かわ) che significa fiume.

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