mercoledì 20 agosto 2014

Giapponese ( Lezione 2): Alfabeti e pronuncia

La scrittura giapponese è abbastanza complicata per noi europei, abituati a scrivere con un solo alfabeto di tipo latino. In Giappone la scrittura fonetica si affianca a quella ideografica e a quella latina. In effetti si possono utilizzare tutti i metodi contemporaneamente anche nella stessa frase.

Vediamo un pò di entrare nel dettaglio, ed elenchiamo i quattro stili utilizzati per la scrittura:
  • Hiragana: alfabeto sillabico giapponese;
  • Katakana: alfabeto sillabico giapponese utilizzato per le parole straniere oppure per dare enfasi;
  • Romaji: alfabeto latino utilizzato per le parole straniere o per la traslitterazione (lo userò poco perchè rallenta l'apprendimento dei kana);
  • Kanji: sono gli ideogrammi, caratteri che rappresentano uno specifico significato.

I sillabari (hiragana e katakana) sono divisi in 4 parti:
  • I suoni puri fondamentali detti “ Seion”;
  • I suoni impuri detti “Dakuon”, ottenuti aggiungendo due trattini ( il “nigori”):
  • I suoni semipuri detti “Handakuon”, ottenuti aggiungendo un pallino ( chiamato “Maru”);
  • I suoni contratti detti “Yoon”, nati dalla combinazione di alcuni dei precedenti.

Vedremo i caratteri sillabici nel dettaglio nei prossimi post. Non spaventatevi per la complessità dell'avere tutte queste voci, i giapponesi le imparano da bambini con grande successo!

Pronuncia

La pronuncia della lingua Giapponese di per se non è difficile, abbiamo infattti dei suoni che sono utilizzati anche nella nostra lingua. Si tratta solo di imparare a leggere correttamente e ad imparare le eccezioni.

Ecco alcune regole fondamentali.
  • La H è sempre espirata;
  • Quando le parole terminano con la vocale "u", spesso non viene pronunciata.
  • La "u" e la "i" all'interno della parola sono appena accennate.
  • L'unica consonante libera dell'alfabeto giapponese è la "n". Quando si trova prima di una "b" o una "p" è pronunciata come "m". Cito come esempio la famosissima parola "Tempura".
  • Non esiste la "L". Le parole straniere che la contengono vengono tradotte con la "R" che comunque ha un suono molto dolce, a metà tra una "r" ed una "l".

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